Don Gianluca Zurra nominato assistente nazionale Giovani!

 

 

 Il saluto di don Gianluca Zurra 

All’Azione Cattolica Italiana, alla Presidenza nazionale, agli assistenti centrali, al settore giovani in particolare, un caro saluto da parte mia e un forte abbraccio. Succede sempre così: mentre sei affaccendato nelle cose di tutti i giorni, nella vita ordinaria e nella consueta pastorale, quasi come i primi discepoli sulla spiaggia, avviene qualcosa di inatteso che non cancella ciò che stai vivendo, ma lo allarga, lo rilancia, dando ossigeno e prospettive nuove. Mi viene da descriverli così i sentimenti che ho provato quando si è affacciata per me la chiamata a questa nuova avventura con voi: tanta riconoscenza, voglia di partire, ma anche una buona dose di vertigine! Poi, con il tempo, ho imparato a fidarmi un po’ di più, a ripensare che fino ad oggi, nonostante tutto, aver detto di sì a ciò che si è chiamati ad essere e a fare nella chiesa di Gesù ha sempre portato a frutti insperati, anche quando sembravano impossibili o molto lontani. È ciò che ho provato in questi ultimi due anni in parrocchia, quando, dopo un percorso intenso e non senza fatiche, hanno cominciato a spuntare i primi germogli, che saranno altri, giustamente, a curare e a raccogliere. Questo mi rende più sereno nel cambiamento, sapendo che il sì pronunciato non è una fuga, ma ancora una volta una prospettiva che si espande e si arricchisce, perché le reti siano di nuovo gettate al largo.
E allora eccomi qui, a partire insieme a voi, portandomi nel cuore, da questa terra piemontese un po’ periferica ma vivace, tre grandi perle preziose che ho imparato dalla vita associativa a livello parrocchiale, diocesano e, in questi ultimi anni, in delegazione regionale.
Per prima cosa ringrazio l’Ac per essere una palestra di vera laicità: la fede si gioca nelle forme e nelle esperienze comuni della vita di tutti, come il Battesimo ci ricorda di continuo, e questo permette al presbitero di tenere sempre i piedi per terra, di essere e rimanere uomo tra gli uomini.
Una seconda cosa di cui essere riconoscenti è la vita associativa come palestra di fraternità, a favore di una chiesa non clericale, ma edificata insieme. Uno dei detti piemontesi più diffusi è: “Chi fa da sé fa per tre!”. Sarà molto aziendale, ma non è certo evangelico, né ecclesiale, e vivere un’esperienza che allena in modo reale, anche difficile, alla comunione, non può che far cambiare in bene la mentalità del presbitero, fratello tra fratelli.
In ultimo, non certo per importanza, è il dono prezioso del collegio assistenti: in Ac non si è assistenti da soli, ma sempre insieme agli altri, come testimonianza di fraternità presbiterale sempre da rinnovare e rilanciare.
E infine il pensiero va al settore giovani. Poco per volta ci conosceremo e ci sosterremo nel cammino. Il futuro incerto che stiamo vivendo ci metterà fortemente alla prova: è facile immaginare che saranno molte le cose da ripensare e reinventare con saggezza e creatività, sia a livello culturale che ecclesiale, per continuare a vivere e annunciare oggi la fede in Gesù, soprattutto tra le nuove generazioni. Ma se crediamo, come ci insegna il Vaticano II, ai “segni dei tempi”, ciò che la storia ci riserva può diventare uno spazio inedito di feconda novità, anche nei momenti più difficili. Forza e coraggio, dunque, ridiciamocelo di continuo: “Vivere, non vivacchiare!”.
Nella speranza di vederci presto dal vivo, e non solo in modo virtuale, vi saluto tutti caramente. Per me ogni cosa sarà nuova, ma prendetemi per mano voi, prendiamoci per mano a vicenda, sapendo che proprio nel lavoro della fraternità il Signore è presente tra noi e ci guida nella quotidianità della vita e nel nostro percorso associativo.

don Gianluca