MATERIALE PER L'ADESIONE

Cari Presidenti e Responsabili parrocchiali, ecco il materiale per ripartire in questo 2016-2017:

Il Fascicolo sul Tesseramento con tutte le indicazioni utili per Presidenti e Responsabili associativi.

Piccoli spunti e suggerimenti per PROMUOVERE L'ADESIONE in parrocchia.

Il MODULO ADESIONE da compilare per tutte le nuove adesioni.

Una proposta di CELEBRAZIONE con consegna tessere in Parrocchia durante la Solennità dell'Immacolata del 8 dicembre 2016.

 

RINNOVO INCARICHI PARROCCHIALI 2017-2019

Nell'inverno 2016-2017 le Associazioni Parrocchiali dovranno riunirsi per eleggere i nuovi incaricati parrocchiali per il nuovo triennio: qui trovate il Fascicolo Elezioni Parrocchiali che è comunque distribuito ai Presidenti

 

NOTA: il versamento delle quote può essere fatto (anzi, è consigliato) tramite bonifico.

1. Effettuare un bonifico bancario dell’importo in questione:
Intestato a: AZIONE CATTOLICA DIOCESANA ALBA
IBAN: IT86F0311122500000000011007
Causale: AC [PAESE/PARROCCHIA] - Tesseramento 2016/2017


2. Inviare via e-mail la ricevuta scansionata del bonifico bancario secondo le seguenti modalità:
INDIRIZZO: presidenza@acalba.it
OGGETTO: AC [PAESE/PARROCCHIA] - Tesseramento 2016/2017
TESTO DELLA MAIL:
-­‐ nome di chi ha effettuato il versamento e numero di telefono di riferimento;
-­‐ l’importo del versamento.

3. Consegnare a mano la busta con gli elenchi e moduli presso la segreteria di via Mandelli 9, al sabato mattina dalle 11 alle 12.

Sampeyre

Posti letto casa diocesana di Sampeyre!

Loghi AC

Loghi AC Alba

 

 


Carta intestata dell'Azione Cattolica Albese

 

File di esempio per stesura ELENCHI NOMINATIVI

 

Vita di AC - libri dell'Editrice AVE

Forse non tutti sanno che l'Azione Cattolica ha una casa editrice: l'Editrice AVE  (http://editriceave.it)

Di seguito indichiamo tre collane particolarmente utili per quanto concerne la Formazione e la Promozione Associativa.

 

Collana SEGNAVIA

La collana ospita i documenti normativi e giuridici sulla vita dell'Azione Cattolica Italiana e le sue relazioni nella Chiesa e nel tempo.

Volumi che sono viva testimonianza del rinnovamento della presenza associativa, della sua organizzazione, dei linguaggi con cui esprime il Vangelo nella storia.

 

Collana PENSARE LA FORMAZIONE

Una serie di "quaderni" progettati per accompagnare le associazioni di AC nell'impegno a ripensare i propri itinerari educativi, rigenerare la formazione dei formatori, elaborare proposte innovative.

 

Collana TRA IL DIRE E IL FARE

Collana di strumenti per aiutare le associazioni diocesane di Azione Cattolica ad acquisire un metodo progettuale: fare AC a partire dalle esigenze concrete delle persone e della realtà locali.

 

 

REPORTAGE     di Sandra Tortore

Testimoni dell'amore di Cristo tra la gente: una settimana tra alcuni missionari in Albania.

Ho trascorso a fine agosto una settimana in alcune città dell'Albania. Lo scopo del viaggio era molteplice: si sono intrecciati diversi percorsi a seconda delle persone impegnate, che non erano tutte del Piemonte, ma si sono inserite in un progetto portato avanti dall'AC a livello nazionale.

Io, con Anna Maria Tibaldi, insieme a due simpatici amici pugliesi, Nico Arcieri e Antonio Citro, ho partecipato alla conduzione di alcuni incontri per insegnanti delle scuole Materne ed Elementari su diversi temi: la progettazione (Anna Maria) le attività musicali (Nico e io) e l'etica (Antonio).

Altri amici, Marinella, (insegnante del Mieac di Saluzzo) con il marito Beppe e Silvano (psicologo specializzato in autismo, di La Spezia) si sono occupati invece di diagnosi e di possibili interventi terapeutici sui bambini autistici, organizzando incontri con insegnanti e genitori. Un terzo equipaggio, composto dai Prof. Domenico Cera e Giancarlo Merlo, in forza fino al passato anno scolastico nelle Scuole Medie di Pocapaglia, si è invece diretto a Fier con un pick-up della Toyota, gentilmente concesso dalla Protezione Civile di Asti, portando, insieme a materiali utili ai missionari nelle loro attività, anche una LIM (lavagna interattiva multimediale) che è stata installata nella Scuola Professionale di Fier. Hanno poi svolto tutta una serie di videointerviste per documentare la realtà, presente e passata in cui vivono i missionari italiani in Albania.

Partiamo da Levaldigi, praticamente sotto casa, in una calda e limpida domenica di fine agosto. Bastano meno di due ore di viaggio e ci ritroviamo a Tirana. L'aeroporto è di recente costruzione, ordinato e con i pavimenti tirati a lucido; ci sono bar con alcuni schermi TV appesi alle pareti e pubblicità massiccia di compagnie di telefonia mobile... Fin qui, nulla di nuovo rispetto all'Italia. All'aeroporto ci aspetta un pulmino che ci porterà prima a Fier, per il pranzo, e poi a Berat, dove abbiamo in programma i primi tre giorni di attività.

Fa caldo e la strada scorre tra campi di granturco, già raccolti e con gli steli legati in covoni, prati dove pascolano placidi asini o qualche mucca, colline ricoperte di ulivi... Colpisce l'enorme numero di case in costruzione che costeggiano la strada... Ognuna con il suo stile particolare e molte delle quali incompiute, ma sormontate dalla bandiera albanese. È una delle caratteristiche che saltano all'occhio, tanto che la frase che sentirò ripetere più spesso nei giorni è: "L'Albania è un enorme cantiere". Questo vale non solo per le case... Chi c'è stato negli anni scorsi dice che molte strade sono state asfaltate, ne sono state fatte di nuove, e nelle città, dove ad esempio l'anno scorso era tutto buio, in molte vie è stata installata l'illuminazione pubblica... "E' un mondo che gira..." direbbe Antonio, con la consueta frase che ci ha accompagnato nei giorni trascorsi insieme.

Dopo il lauto pranzo a casa dei Padri di Fier, dove conosco anche un giovane sacerdote napoletano, Padre Rosario, che lavora insieme a Padre Berto, partecipiamo alla consegna dei Diplomi di fine corso agli studenti che hanno terminato quest'anno gli studi per diventare meccanico, elettricista, o, per le ragazze, segretaria.

Ecco alcuni passi del discorso fatto da Padre Berto ai giovani.

"Avete faticato 1 o 2 anni ... Ora avete un certificato che è in regola (è riconosciuto dal Ministero del Lavoro albanese, ci ha raccontato Padre Berto). Con questo certificato avete comprato un biglietto per il treno, il treno della vita.

Su di esso potete:

  • salire subito, andare lontano se avete prenotato molto impegno;
  • potete non salire;
  • potete scendere alla prima stazione, per salire su un treno successivo.

La vita non regala niente a nessuno. Bisogna saper fare dei sacrifici oggi per migliorare il domani. Bisogna avere coraggio per fare le proprie scelte e seguire i valori che contano nella vita. Ci sono dei biglietti che qui avete comprato, perché ve li abbiamo offerti.

E sono:

  • Rispetto e stima di tutte le persone perché siamo tutti figli di Dio.
  • Onestà sempre, nei propri atti, anche se attorno a noi sono tutti corrotti.
  • Rispetto delle regole: esistono per essere osservate.
  • Puntualità e precisione, fedeltà alla parola data."

Mi sembra che questo discorso rappresenti la sintesi di tutta l'opera di formazione, umana e professionale che si cerca di fare in questa scuola. Il tutto insistendo e battendosi perché i giovani abbiano un futuro e delle prospettive nel loro Paese, senza dover per forza cedere al sogno di emigrare in Italia o in altri paesi stranieri per cercare lavoro. Sogno che emerge dai loro racconti quando chiedi che cosa hanno intenzione di fare dopo gli studi...

Di Padre Berto mi hanno colpito alcune parole del suo racconto... Raccontava che il quartiere in cui hanno costruito la scuola era uno dei più malfamati di Fier. Quando qualcuno l'ha fatto notare ai missionari, loro hanno risposto: "Ma sono proprio i più poveri che noi andiamo a cercare, va bene qui!".

E questa attenzione e vicinanza agli "ultimi" l'abbiamo potuta vedere anche noi, accompagnati da una educatrice albanese al campo Rom, con i quali si sta cercando di portare avanti una difficile opera di integrazione, soprattutto a livello scolastico.

Da qui proseguiamo per Berat, città di circa 70.000 abitanti, situata più a nord. Ad accoglierci, Suor Maria, Suor Rita e Suor Vittoria, che gestiscono una Scuola Materna ed una Scuola Elementare situate in un bell'edificio non molto lontano dal centro storico della città. Qui incrociamo anche alcuni amici dell'AC pugliese, di Bisceglie, per la cronaca: Nico, musicista, Antonio, insegnante alle elementari, con la moglie Antonella ed il piccolo Guglielmo, alla sua prima trasferta albanese dato che è nato da pochi mesi...

Nel primo giorno gli incontri si svolgono nella Scuola Elementare Statale. Gli insegnanti sono molti e attenti, nonostante il caldo e gli spazi ristretti.

Il giorno dopo è festa per la conclusione del Ramadan e possiamo visitare un po' la città che ha un notevole centro storico, dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Ci rechiamo in una moschea, dove veniamo accolti in amicizia e dove ci vengono offerti alcuni dolci di buon augurio, come vuole la tradizione.

Le differenze di religione qui, non sembrano particolarmente problematiche. Ci si rispetta a vicenda. Come ci racconteranno più tardi le suore di Valona, tra i loro bambini, in una scuola cattolica, solo un bambino è battezzato, gli altri sono tutti musulmani... Oppure quando si è trattato di riaprire le chiese dopo gli anni di distruzione del regime, sono stati proprio i musulmani a fare una raccolta di firme per riaprire la chiesa vicina alla casa delle suore.

Il giorno dopo, concluse le attività, ci separiamo. Io ed Anna Maria proseguiamo per Valona, mentre Marinella, Beppe e Silvano rimangono ancora per alcune visite ed incontri.

A Valona ci attende un'altra realtà. Le insegnanti sono solo quelle della Scuola Materna della Missione delle suore. L'edificio scolastico è molto bello, pulito e ben attrezzato, con un ampio cortile ombreggiato da ulivi e limoni. I missionari amano ripetere che, quando si costruisce qualcosa per gli altri, bisogna farlo al meglio possibile "per non dare solo le briciole e gli scarti".

La casa delle suore invece è un semplice prefabbricato di legno tra le case della città. Al pianterreno suor Antonietta, non più giovanissima, continua a reggere praticamente da sola il peso notevole della gestione di un'infermeria. Arrivano soprattutto grandi ustionati, vittime di incidenti domestici causati dallo scoppio di bombole di gas o dal contatto con l'acqua bollente. L'assistenza sanitaria è costosa e solo pochi se la possono permettere. Per esami diagnostici approfonditi bisogna ricorrere alle grandi città, come Tirana, oppure all'estero... "Mi hanno chiesto se voglio tornare in Italia, ma io voglio restare qui" - dice. "Sono felice di stare qui finché il Signore vorrà, perché questa gente mi vuole bene...".

La comunità delle suore di Valona è quanto mai multietnica: composta da tre italiane, provenienti tutte e tre dal Veneto e da varie esperienze di missione all'estero... Suor Maria Agostina, Suor Agostina e suor Antonietta. Ad esse si sono aggiunte due giovani: Suor Manuela, spagnola di una regione del sud e suor Bardhe, albanese, responsabile della Scuola Materna.

Di Valona colpiscono i racconti del periodo del regime comunista, in cui le chiese erano state abbattute e destinate a vari usi: caserma dei pompieri, teatro delle bambole... E di come le sorelle o alcuni cristiani siano riusciti a resistere, nascondendo le immagini sacre in casa, nascondendo il loro essere consacrate e non portando nessun segno del loro ordine... Racconti di come i bambini venivano interrogati sugli insegnamenti dati loro dai genitori per scoprire tracce di un'educazione religiosa e perseguitarli...

Visitiamo anche il bunker che si trova sotto la casa delle suore. E' uno dei molti che si trovano ancora, nelle città come nelle campagne, a distanza ravvicinata uno dall'altro, testimonianza della paura di un attacco da parte di un nemico inesistente e dello spreco di risorse che avrebbero potuto essere impiegate produttivamente altrimenti...

Da Valona, sabato pomeriggio, ci rechiamo a Durazzo, ultima tappa del nostro viaggio. Domattina torneremo a casa. Approfittiamo dell'ospitalità di Adele, (prima missionaria laica della comunità del Murialdo nel sud Albania) mentre ritroviamo i nostri compagni di viaggio, compresi Giancarlo e Domenico, pronti ad imbarcarsi da lì a poco per Bari.

Il caldo e l'afa non mancano. Arriviamo nel tardo pomeriggio ed Adele ci accompagna a visitare Casa Nazareth. Chiedo che cos'è, ma i miei interrogativi avranno presto risposta... Tra le strade fiancheggiate da lampioni nuovi di zecca e marciapiedi percorriamo alcune vie principali della città. Abbandonata l'auto proseguiamo a piedi per una stradina che sale su per una ripida collina. Se non ci fossero i palazzoni costruiti e non ancora finiti, si vedrebbero il mare ed il porto. Raggiungiamo una piccola casa bianca, con il giardino occupato da un pergolato da cui pendono grappoli di uva matura. Con toni di affetto e commozione Adele ci racconta la drammatica storia di Padre Ettore, un sacerdote italiano assassinato da un ragazzo albanese, suo vicino di casa, che aveva aiutato in più occasioni. Visitiamo la casa ed il luogo in cui è stato commesso l'omicidio, fermandoci per un breve momento di preghiera.

Usciti dalla casa, facciamo due passi sulla collina. Il sole è quasi al tramonto, c'è una luce calda e molto bella. Un attimo di tristezza, tra le musiche dei matrimoni che si svolgeranno il giorno dopo e per i quali i festeggiamenti sono già iniziati, ed il fumo acre che si alza dai mucchi di immondizia bruciati.

Ho incontrato in questa settimana, realtà di cui non avevo mai sentito parlare, conoscendo solo Fier e Padre Berto. Ognuna ha le proprie caratteristiche e la propria storia, e di ognuna abbiamo imparato a conoscere un pezzettino di strada.

Colpisce, nei vari missionari e suore, pur nella diversità dei caratteri e delle attività svolte, l'autentica scelta di stare, seguendo Gesù, vicino ai poveri e di promuoverne, senza cadere nell'assistenzialismo, la crescita umana ed il miglioramento delle condizioni di vita.

Penso sia una testimonianza autentica e credibile di Vangelo vissuto, che può insegnare anche a noi ad eliminare, se non tutto almeno qualcosa di ciò che è "superfluo" e "vuoto", sia a livello materiale che spirituale, per puntare all'essenziale della nostra fede. Che è forse ciò che ci dà un senso e ci rende felici.

Sandra Tortore

 

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AZIONE CATTOLICA ITALIANA            Delegazione regionale PIEMONTE E VALLE D'AOSTA

Messaggio dalla XIV assemblea regionale ACI alle comunità cristiane e civili

RESPONSABILTA' CONDIVISE

PER LA VITA BUONA DEL VANGELO

La politica ricerca il bene comune, costruisce una convivenza solidale,
salvaguarda e distribuisce in modo equo i beni della terra,
promuove la pace, frutto della giustizia

I responsabili delle associazioni diocesane dell'ACI del Piemonte- Valle d'Aosta, riuniti nella XIV assemblea regionale, per decidere le linee di lavoro del prossimo triennio, eleggere i nuovi responsabili regionali e contribuire al cammino dell'intera associazione verso la XIV assemblea nazionale,

intendono rivolgere un messaggio cordiale a tutti i fratelli nella fede e ai concittadini con i quali condividono la vita nelle comunità, i comuni problemi della famiglia, del lavoro, dell'educazione, ed insieme la ricerca di una vita più autentica, sobria e responsabile.

In questo tempo, segnato da profonde difficoltà sociali ed economiche, da un forte disorientamento morale e politico, da non pochi drammi e incertezze sul piano internazionale, è responsabilità dei cristiani affrontare la realtà, superando la tentazione della fuga e dell'indifferenza, e cogliere i motivi di speranza e di condivisione, che possono aiutarci ad un cammino comune. Diversi e decisivi sono i terreni sui quali siamo chiamati ad un giudizio e ad una testimonianza coerente tra fede, insegnamento della Chiesa, stili di vita e comportamenti personali e collettivi.

A partire dal valore della memoria storica, l'occasione del 1500 anniversario dell'unità d'Italia ci sollecita a riscoprire il significato dell'appartenenza alla comunità civile del nostro paese e ad una partecipazione attiva nella presente fase critica, per costruire un senso di cittadinanza, capace di guardare all'essenziale e di "dare futuro" alle persone. Per questo serve ricordare il contributo diffuso e profondo che - anche nella nostre due regioni - i cattolici hanno dato per la costruzione della convivenza civile, per il buon funzionamento delle istituzioni, per la conquista della democrazia e dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, nell'esercizio del lavoro e delle professioni, nella famiglia e nella scuola, come nelle diverse forme di associazionismo e volontariato.

Cittadinanza e testimonianza cristiana ci chiedono di considerare con attenzione

- la questione del lavoro, quale elemento centrale della vita delle persone e valore prioritario nell'organizzazione sociale e nella politica economica;

- la cura verso la famiglia e l'impegno dell'educazione, che riguarda istituzioni decisive come la scuola ed il sistema di formazione: una cura che deve rivolgersi ai giovani ma anche agli adulti;

- il necessario processo di integrazione degli immigrati, per costruire una società che - nel pluralismo di culture e religioni - trovi una base comune e condivisa nei principi della Costituzione

- il valore dei beni essenziali, quali l'acqua, che sollecitano politiche di gestione delle risorse che salvaguardino l'ambiente e la salute umana.

Queste priorità richiedono di far crescere una mentalità nuova, impegno nel quale devono sentirsi tutti coinvolti, a cominciare da quanti svolgono un ruolo sociale e una responsabilità ecclesiale o politica; una mentalità, che:

- pone il criterio del bene comune al centro del rapporto tra la persona e la società, considerando la politica come servizio competente e disinteressato al bene comune;

- attribuisce valore decisivo alla partecipazione, indispensabile per la vita democratica ed una corretta costruzione del consenso;

- considera l'informazione corretta e non strumentalizzata uno strumento determinante per la formazione

della coscienza civile e la comprensione dei problemi reali della nostra società e delle persone;

- dà importanza al modo in cui si esercitano le proprie responsabilità, in qualsiasi ambito e livello,

considerando la moralità dei comportamenti e la legalità non semplice rispetto di regole formali, ma il modo

più semplice, ordinario e decisivo di vivere la propria dignità personale e di costruire la comunità.

Questo orientamento sollecita la presenza civile e sociale dei cattolici, attraverso un corretto rapporto tra Chiesa e politica, ad un rinnovato impegno per la formazione di un laicato maturo, capace di tradurre nella vita pratica gli orientamenti del magistero e i valori costituzionali. Come "cittadini degni del Vangelo".

Ed è proprio la formazione e l'educazione lo specifico che l'Azione Cattolica intende coltivare, la testimonianza che sceglie di offrire alla comunità civile, lo strumento prioritario per accompagnare il percorso che, attraverso la crescita di una nuova mentalità, conduce alla difesa ed alla promozione dei valori indispensabili alle comunità in cui viviamo.

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Commissione Piemontese  Pastorale  Sociale  e  del  Lavoro

Via Val della Torre, 3 TORINO

 

CATTOLICI NELL'ITALIA DI OGGI.

UN'AGENDA DI SPERANZA

PER IL FUTURO DEL PAESE

 46ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010

La seguente riflessione è stata elaborata al termine del Convegno annuale della Pastorale Sociale e del Lavoro Piemontese a Torgnon (AO) del 26-28 agosto scorso. Il riferimento preso per la sua elaborazione è stato il documento preparatorio per la Settimana Sociale dei Cattolici di Reggio Calabria del prossimo mese di ottobre con i "cinque ambiti di riflessione" di cui è composto. Questo testo vuole essere un contributo non solo per coloro che parteciperanno a questo evento, ma anche per chi desidera affrontare queste tematiche nei gruppi e nelle associazioni che desiderano essere di stimolo affinché siano percorse  strade nuove per vivere da credenti un rinnovato impegno nel mondo sociale e politico.

 

La speranza cristiana salvaguarda dallo scoraggiamento i credenti in Cristo basandosi sull'affermazione che Gesù sarà presente accanto agli uomini "tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Anche di fronte alla crisi, non solo economica, ma culturale che il mondo sta vivendo, questa speranza non viene meno, insieme al desiderio di riflettere insieme, anche a livello ecclesiale, sui tanti problemi che stanno mettendo a dura prova i percorsi personali e la convivenza sociale. Questa speranza è sempre da accogliere e coltivare come una forza straordinaria capace di portare a compimento quel progetto che, fin dall'inizio, vede l'uomo e la donna protagonisti di una chiamata a "dominare" la terra (Gn 1,28), continuando l'opera della creazione all'interno di una dinamica relazionale di amore che accomuna, secondo la loro natura, tutte le creature (Sap 11,24). Per i credenti l'accettazione della relazione con Dio e la consapevolezza della reciproca interdipendenza fra gli uomini attiva la dimensione etica della convivenza, la solidarietà sociale, l'equa distribuzione delle risorse, la promozione e la difesa della dignità dell'uomo, la salvaguardia della natura, un pacifico confronto fra culture diverse, insieme all'onestà intellettuale che permette di riconoscere i propri limiti, coscienti che un "io" che si ritiene autosufficiente è più limitato di un "io" in relazione: "meglio essere in due che uno solo, perché otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono, l'uno rialza l'altro. Guai invece a che è solo: se cade non ha nessuno che lo rialza" (Qo 4,9-10); "la condivisione dei doveri reciproci mobilita assai più della sola rivendicazione dei diritti" (Caritas in veritate n. 43).

L'aggravarsi della povertà e dell'esclusione sociale costituisce il caro prezzo che tanti pagano alle scelte politiche neoliberistiche nazionali e internazionali che, in questi ultimi anni, hanno privilegiato il mercato finanziario globale senza regole. L'ideologia neoliberista è, infatti, molto lontana dalla Dottrina Sociale della Chiesa che fin dal suo sorgere ha riconosciuto l'importanza del lavoro come atto della persona e il mercato come meccanismo indispensabile, ma sempre soggetto a regole che vedono nella centralità della persona umana il riferimento fondamentale. Lo scenario è noto: a posti di lavoro sempre più precari e atipici, alti tassi di disoccupazione soprattutto fra i giovani, salari inadeguati, pensioni insufficienti, riduzione delle prestazioni sociali e sanitarie, affitti eccessivi per alloggi solo decenti, la soglia di povertà che si sta abbassando anche per le famiglie e le persone che precedentemente godevano di un relativo benessere. Queste problematiche favoriscono, non solo nel mezzogiorno, il potere della criminalità organizzata nelle scelte politiche ed economiche, l'usura a cui sono costretti a ricorrere i piccoli imprenditori e le famiglie indebitate, insieme ad una minore tutela pubblica sul patrimonio ambientale, artistico e culturale della nazione. Inoltre, in questo modo si inibisce il ruolo propositivo nella società civile, pregiudicandone lo sviluppo, abbassando il livello della qualità della vita e rendendo evidente la percezione, in non pochi casi, di aver perso quella dignità di cui ogni essere umano è portatore e che non si riduce alla capacità di consumare beni. "Occorre, perciò, che siano rese accessibili all'uomo tutte quelle cose che sono necessarie per condurre una vita veramente umana" (Gaudium et Spes 26), mediante una compiuta economia di relazione, con l'instaurazione di un welfare sussidiario all'insegna della coesione sociale, antidoto ad ogni forma di assistenzialismo paternalistico. E' attraverso la sussidiarietà sociale che si realizza la ripartizione dei beni, un'equa rimunerazione del lavoro, una proporzionalità contributiva, una diminuzione delle diseguaglianze sociali.

Diventa allora importante che chi è chiamato a creare il lavoro attraverso l'investimento dei propri beni materiali e immateriali e coloro che offrono la propria opera per il raggiungimento degli obiettivi dell'impresa vivano nuove relazioni capaci di rendere possibile, all'interno della difficile ricerca del bene comune, trovare soluzioni durature anche ai problemi economici e produttivi a livello globale e locale. Infatti, se da una parte le associazioni di rappresentanza dei lavoratori, in questa fase di loro doverosa trasformazione interna, manifestano meno forza contrattuale nel difendere i diritti acquisiti in precedenti contrattazioni, dall'altra le associazioni datoriali comprendono che soltanto attraverso modalità di dialogo rinnovate sarà possibile raggiungere l'obiettivo della crescita economica e la pace sociale. La fatica del dialogo fra le parti sociali, insieme ad una preoccupante assenza di prospettive a livello politico, sono il terreno sul quale sarà importante, nel prossimo futuro, impegnarsi a tutti i livelli, anche come comunità ecclesiale.

Il sistema educativo, attraverso i modelli proposti dalla "videocrazia", è sempre più disgiunto da idee e valori capaci di favorire stili di vita aperti alla relazione, legittimando comportamenti consumistici, scelte sociali individualistiche e modelli di vita basati sul facile successo personale, illudendo le persone sulla loro reale libertà e autonomia. E' proprio in questo periodo di crisi che è possibile favorire la ricerca di nuovi stili di vita insieme ad una critica seria e puntuale ad un sistema informativo che ha l'obiettivo di guidare le scelte delle persone. Ciò può avvenire solo cambiando l'immaginario dominante presente non solo nei giovani, ma anche nelle famiglie, facendo maturare interrogativi e proponendo chiari modelli capaci di promuovere la dignità della persona alla quale appartiene anche un destino eterno. In questo momento di riflessione per la Chiesa Italiana sulle modalità di un rilancio dell'educazione nei prossimi dieci anni, la crisi si manifesta proprio nella carenza di modelli autorevoli in ogni ambiente di vita. Si deve ricominciare a trasmettere ragioni di vita e di speranza, senso di responsabilità verso tutte le creature, desiderio di partecipare attivamente alle scelte sociali e politiche, ma soprattutto la capacità di accettare le inevitabili difficoltà del vivere offrendo un senso alla vita che vada al di là della dimensione materiale. Sappiamo quanto l'attuale difficoltà del mondo giovanile, come di quello adulto, di fronte a tali problematiche, si manifesti in comportamenti asociali, con un sempre più diffuso utilizzo di alcool e di droghe e, in alcuni casi, arrivando anche al suicidio.

Attualmente per la maggioranza dei giovani le misure di politica economica e le competenze professionali e culturali possedute alla conclusione dei corsi di studio non consentono di raggiungere un livello soddisfacente di occupazione. La maggioranza delle famiglie ha investito molto sulla cultura dei figli per dare loro un titolo di studio ritenuto indispensabile per acquisire una posizione sociale vantaggiosa, ma la mobilità sociale, attraverso il possesso di un titolo di studio, si è arrestata. Inoltre, sono ancora molti i giovani che possiedono una cultura provinciale e un titolo di studio che non tiene conto delle nuove dinamiche del mercato del lavoro. Sarà importante, quindi, contribuire a creare nuove forme di sostegno all'orientamento alla formazione professionale e universitaria, un accompagnamento qualificato alla ricerca di un impiego, un sostegno alla piccola imprenditoria attraverso la micro finanza, all'interno di un sistema del credito nuovamente attento alla persona.

Un altro rischio che si può manifestare in un tessuto sociale indebolito come quello attuale, è il conflitto che si manifesta fra i cittadini che rivendicano i loro diritti (sicurezza sociale, lavoro, convivenza pacifica, salvaguardia delle loro tradizioni, ecc.) e la paura di perderli per colpa della crescente presenza di persone provenienti da altri Paesi. Questa paura può essere fomentata da sistemi, anche politici, che vogliono acquisire solo consenso e da mezzi d'informazione a loro asserviti che evidenziano alcuni fenomeni sociali amplificandoli ad arte, sotto la pressione di poteri interessati a creare incertezza e divisione. Uno dei frutti malati di questa situazione è lo sfruttamento, da parte della criminalità organizzata, degli stranieri ai quali il lavoro non è remunerato in modo adeguato, privandoli anche delle tutele fondamentali. A favore di queste persone immigrate rimane ancora attuale l'esortazione a "sottrarre il povero operaio dall'inumanità di avidi speculatori, che per guadagno abusano senza alcuna discrezione delle persone come fossero cose" (Rerum novarum 33). "Ogni genere di discriminazione nei diritti fondamentali della persona, sia in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della stirpe, del colore, delle condizioni sociali, della lingua o della religione deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio" (Gaudium et spes 29).

I cristiani faticano ad avere una voce e un pensiero comune nell'affrontare il percorso di inclusione delle persone straniere. E' perciò nostro impegno quello di aiutare a far riflettere su questi problemi, cercando insieme delle strade perché questo inevitabile incontro fra culture e religioni possa essere vissuto come un reciproco arricchimento. Riteniamo che le istituzioni pubbliche, per favorire una reale integrazione, siano chiamate a creare le condizioni di vita degli stranieri siano più umane, contemperando i diritti e i doveri dei cittadini residenti con quelli di coloro che sono in Italia, difendendo le tradizioni locali senza svalutare chi è portatore di culture, religioni e lingue diverse. La sicurezza e l'inclusione vanno miscelate nelle attività quotidiane, nella reciproca conoscenza che permette la maturazione di una comunità multietnica più coesa e solidale dove la seconda generazione di stranieri, già presente in Italia, sia gradualmente abilitata anche a vivere tutte le dimensioni della cittadinanza.

Nessuna realtà è in grado, da sola, di giungere al suo pieno sviluppo. La comunità politica, per il raggiungimento di questo obiettivo, deve tornare a considerare prioritaria la ricerca del bene comune, unica strada per favorire realmente la crescita culturale ed economica. In un regime democratico come il nostro, l'autorità politica è esercitata secondo uno strumento giuridico legittimamente promulgato quale è la Costituzione che definisce  la ripartizione delle funzioni e degli organi di potere, riconoscendo quali diritti e doveri vadano rispettati e promossi, dando la precedenza alla persona, più che al cittadino considerato come un individuo. Quando, però, le procedure e gli organi di controllo democratici perdono autorevolezza e la partecipazione dei cittadini risulta limitata, l'ordinamento statale può trasformarsi in strumento di difesa  di interessi talvolta contrapposti, dove il potere e l'ottenimento del consenso popolare sono gli unici obiettivi di coloro che esercitano la politica. Quando viene solo formalmente esaltata la sovranità del popolo per sostenere poteri forti e chi detiene il potere politico trae dallo stesso la sua legittimazione, bene comune e solidarietà cessano di essere valori per diventare soltanto delle formule. Anche le possibili scelte federaliste quando sono volte al solo decentramento amministrativo e politico, non ispirandosi così al bene comune, ma solo a manifeste o occulte spartizioni di potere, finiscono con il contraddire il principio di sussidiarietà e di uguaglianza dei cittadini.

La storia ha già offerto dure lezioni al nostro Paese, anche nel passato recente. Ed è anche per questo che quando nell'esercizio della politica viene meno la ricerca del bene comune, la comunità cristiana che "in ragione del suo ufficio e della sua competenza in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico" (Gaudium et spes 76), si sente chiamata a manifestare il suo giudizio morale, esprimendosi anche sulla necessità, come ha fatto recentemente Benedetto XVI, di formare una nuova generazione di laici cristiani capaci di assumersi la responsabilità di impegnarsi nella vita sociale e politica.

Sandro Toppino e Gianfranco Alessandria